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Lech: mobilità sostenibile

Ci sono molti modi per interpretare il concetto di "mobilità sostenibile" in ambiente montano. Dall'impedire totalmente l'accesso alle auto, all'abbattimento parziale o totale (almeno come obiettivo) delle polveri sottili. Lech ha scelto un giusto e, a me pare, intelligente compromesso.

cyclist Lech © Dario Bragaglia
cyclist Lech © Dario Bragaglia
Alpine landscape Lech © Dario Bragaglia
Alpine landscape Lech © Dario Bragaglia
flower  © Dario Bragaglia
flower © Dario Bragaglia

In estate si arriva comodamente in auto sia da sud, dopo aver superato i rudi e affascinanti scenari del Flexenpass o da nord attraverso i paesaggi da cartolina della Bregenzer Wald e il paese di Warth (itinerario chiuso in inverno).

La strada che attraversa il paese è inevitabilmente abbastanza trafficata. Siamo su una direttrice turistica indubbiamente attraente: da una parte le montagne dell'Arlberg, dall'altro la regione del Lago di Costanza. Ma una volta arrivati in albergo si può parcheggiare l'auto in garage e dimenticarla per tutto il tempo del soggiorno. In più esistono anche comodi parcheggi pubblici: sono sotterranei e le auto non sono a vista. Il perché si possa fare a meno dell'auto è facilmente spiegato: in hotel l'ospite riceve una "active inclusive card" che gli consente di utilizzare gratuitamente i mezzi pubblici e gli impianti di risalita (funivie, seggiovie) che conducono in pochi minuti ben oltre i duemila metri per passeggiate, escursioni e arrampicate adatte ad ogni tipo di allenamento e abilità.

Quello che colpisce è il numero di bus di cui il comune si è dotato per consentire di raggiungere tutte le valli che si dipartono dalla conca di Lech. Per l'esattezza oggi sono 11 autobus che operano su 6 linee. Le frequenze sono comode e il gioco delle coincidenze rispettato. Così dal centro di Lech ci si può imbarcare per un piccolo ma affascinante viaggio lungo l'alto corso del torrente omonimo, fin oltre la sua sorgente. Il pullman guidato con abilità incredibile da un valente autista oltrepassa il villaggio di Zug, poi l'ultimo alpeggio abitato di Unteres Alpele e infine risale la lunga valle fra pascoli e foreste. A un certo punto, già ben oltre i 1500 metri di altitudine, in una radura del bosco all'incrocio di due stradine c'è un altro bus che aspetta gli escursioni che voglio salire verso il vallone dello Spullersee. Arrivati sul piazzale terminale (giusto lo spazio perché il mezzo possa girarsi), il pullman ci scarica. Attende qualche momento e riparte verso valle con un leggero sibilo.

Siamo soli, in alta montagna, immersi nel silenzio: poco oltre c'è il Formarinsee e sulla cresta, già in vista, la Freiburger Hütte, che sarà la metà della nostra escursione. In tasca, l'orario dei bus di Lech è una sicurezza. Al ritorno sappiamo che il bus arriverà puntuale a prelevarci e tranquillamente ci riporterà a valle. Senza stress e consapevoli di aver viaggiato in modo "sostenibile".

di Dario Bragaglia

Per maggiori informazioni
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