
Una luminosa mattina, quella del 28 agosto scorso a Salisburgo. Fresca e solare, dopo il caldo asfissiante di un'intera settimana e il fastidio dell'intera giornata di pioggia che l'ha preceduta.
Provo una sensazione meravigliosa nell'avviarmi sulla Schwarzstrasse - a pochi passi dal giardino di Mirabell e dalle rive del Salzach - verso la sala da concerto del Mozarteum, in occasione dell'ultima Mozart Matinée che l'edizione 2011 del Festival di Salisburgo ha voluto proporre anche quest'anno nel suo ricco calendario. Pubblico elegante e atmosfera raffinata, come sempre.
L'inizio della mia frequentazione del festival più rinomato del mondo risale alla metà degli anni Ottanta, ma da allora i rituali di questa splendida manifestazione musicale sono rimasti invariati. C'è sempre lo spirito del geniale Amadeus che aleggia nella Sala Grande del Mozarteum, la stessa che ospita l'impareggiabile Mozart Woche (Settimana Mozart) ogni anno alla fine di gennaio e che venne edificata esattamente un secolo fa. E c'è sempre qualcosa dello spirito di quei tre eccezionali artisti che vollero creare il festival: il poeta e drammaturgo Hugo von Hofmannsthal, il musicista Richard Strauss e il regista Max Reinhardt.
Un grande pubblico per una grande orchestra, naturalmente. L'Orchestra del Mozarteum, diretta da Ivor Bolton, interpreta - nell'arco di due ore piene - arie da varie opere in compagnia della voce di Bejun Mehta, ottimo controtenore (e nipote di Zubin Mehta), il leggiadro Concerto per fagotto e orchestra KV 191, affidato al talento virtuosistico di uno strepitoso solista, Philipp Tutzer, e una delle sinfonie più celebri di Mozart, quel capolavoro classificato KV 550 e più conosciuto come Sinfonia n. 40, che neanche ripetuti spot pubblicitari hanno potuto guastare: l'incantesimo di quelle note ha emozionato anche in questa occasione gli spettatori.
Dopo un'esperienza così appagante, si potrebbe persino tornare a casa, perché un concerto di Mozart vale il viaggio... e invece mi immergo per il resto della giornata nelle meraviglie di Salisburgo: le sue piazze incantevoli, create dall'estro di architetti italiani, un giro in battello (che mi permette di ammirare le silhouette dei palazzi, ma di scorgere anche magnifiche cime e i boschi del Salzkammergut), i dipinti della mostra "Le Alpi" ospitata fino al 6 novembre dalle sale della Residenzgalerie, una sosta al Sacher Cafè che si affaccia sul lungofiume, una passeggiata nel verde che mi porta dal Museum der Moderne, sul Mönchsberg, fino alle mura imponenti della Fortezza.
di Eugenia Sciorilli,
giornalista, direttore della rivista web Travel Carnet www.travelcarnet.it

Salisburgo sorge nel cuore dell'Europa. Per sei settimane all'anno si trasforma nel centro del mondo quando, con una festa nelle strade e nelle piazze, dà inizio al suo festival più grande e importante.
Il Festival di Salisburgo