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In treno verso Salisburgo

Un percorso non troppo insolito, forse, eppure ogni volta affascinante per la sua storia, che come un nastro scorre lungo i binari che ci conducono da Monaco di Baviera a Salisburgo.

Museum of Modern Art Salzburg © Österreich Werbung / Diejun

Per secoli viaggiatori, contadini, artisti ed artigiani, nonché altezze reali e cavalieri stancarono gambe e cavalli per attraversare valli e foreste dove già i Romani avevano aperto valichi e strade di espansione dell'impero. Coi secoli dunque lungo i pendii di abeti verdi si è venuto formando il mito dell'Austria felice, sotto la corona augusta degli Asburgo, al ritmo argentino dello Jodel, con tanto di pacca sulla coscia, giacchetta di loden e gambali di pelle, davanti a birra, speck, e qualche schioppettata al gallo cedrone che si nasconde nel folto dei boschi tirolesi.

Un percorso consueto, se non obbligato, per chi ha deciso di lasciare l'auto a casa e di godersi una vacanza in pieno relax. Non resta dunque che il treno, partendo da Monaco di Baviera verso la città famosa per aver dato i natali a quello che, forse, è ritenuto il più geniale dei musicisti mai scesi sulla terra, Mozart, appunto, e la sua amata, e allo stesso tempo odiata, Salisburgo. Un sentimento che il giovane compositore (scomparso ad appena 35 anni) nutrì per tutta la vita e che lo convinse ad abbandonare la città più volte. Eppure è lì che ancora oggi - sembra da sempre - si respira l'essenza della sua musica, celebrata dal festival che ogni estate non manca di rendergli omaggio con la rappresentazione delle sue opere al Haus für Mozart, il bel teatro sotto il Moenchsberg.

Raggiungere Salisburgo in treno vale innanzitutto per il tragitto attraverso le sinuose vallate del Tirolo. Seduti su una comoda poltrona di una carrozza del treno delle ferrovie austriache, si è indotti a lasciare chiuso sulle ginocchia il libro scelto per il viaggio, e gettare lo sguardo al di fuori del finestrino, attratti dal verde intenso dei prati e delle leggere colline, sulle quali si ergono campanili a cipolla di antiche chiese o tetti a spiovente di fastosi castelli. Prati cosparsi di piccole case di campagna che, ingentilite da persiane e fioriere quasi irreali, nella loro bellezza ed armonia ci richiamano altri mondi. La fiaba, la leggenda, che fa grande l'Austria, sembra nutrirsi passo passo lungo il percorso che dura due ore circa di viaggio, cadenzato dalla campanella del barman che ti invita a gustarti un caffè o una birra fresca. Finché il treno superato il ponte sul Salzach non entra lentamente in città. È come un'iniziazione: dalla tua poltrona ecco alla tua destra comparire la bianca Salisburgo, sovrastata dal Castello in cima al Moenchsberg, che è lì a custodire e a proteggere i fasti di un'antica città, ma sempre più proiettata verso il futuro, almeno a leggere i lavori di ristrutturazione del nuovo e avveniristico Hauptbannhof.

La prorompente bellezza della città si fa subito palese quando si raggiunge l'Alter Markt. Sedersi al Caffè Tomaselli, a gustarsi un Salzburger Nockerl o un Apfestrudel, è un'esperienza che va vissuta intimamente, un vero e proprio privilegio. Nulla di paragonabile esiste altrove; il tempo sembra sospendersi e il viaggiatore sembra calarsi nella Salisburgo di un tempo andato.

Un tempo che può anche essere fermato, se si decide dopo qualche giorno di lasciare Salisburgo, ebbri di vita vissuta tra spettacoli e luoghi storici, per ritirarsi a Bergheim, una cittadina di appena poco più che 4.800 abitanti a 400 metri sul livello del mare, a soli una decina di chilometri da Salisburgo.
La bicicletta diventa allora il mezzo di locomozione preferito per perdersi nei verdeggianti prati del salisburghese. L'Hotel Gmachl è il luogo ideale dove fare sosta; e qui godersi il rigoglioso parco del Gasthof, o immergersi nel laghetto balneare del parco, o indugiare nel lungo percorso della Welness Spa, tra la grotta salina, i bagni di vapore, la sauna alle erbe speziate, le piscine, e perché no, addormentarsi nelle chaises longues di una delle sale dedicate esclusivamente al riposo ...ed è tutto relax!

di Marco Mauceri