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Lech, il cuore delle Alpi

Lech è un tuffo nella natura straordinaria che il cuore delle Alpi ci offre, ma anche un viaggio nella storia delle comunità che hanno fatto delle Alpi un luogo da abitare, in questo magnifico ed esigente confine tra cielo e terra. Di Giovanni Gazzaneo

Una storia di coraggio per gli uomini e le donne che settecento anni fa lasciarono il Cantone svizzero di Wallis per abitare l'alta valle del Lech. Anche se, in realtà, le tracce della prima presenza umana risalgono all'età del bronzo. Lech fino a pochi decenni fa era luogo riservato a donne e uomini forti, capaci di far fronte a un clima difficile e all'isolamento, a lunghi inverni e a tante privazioni. Poi la tecnologia e il turismo l'hanno resa ambita oasi verde in estate e spettacolare orizzonte bianco d'inverno: sentieri su cui camminare oppure piste su cui scivolare, a partire dall'Anello bianco, la pista circolare inaugurata nel 1940 che accoglie la gara di skirunning più lunga del mondo.

Lo slogan delle Settimane Verdi è: "Più spazio per i pensieri, più tempo per i sensi". Era proprio quel che cercavo quando ho scelto per la seconda volta Lech come meta delle mie vacanze. Accanto al desiderio di ritornare in una natura di straordinaria bellezza, era forte il bisogno di una pausa dalle frenesie della metropoli: riconciliarmi con il creato, con me stesso e la mia famiglia.

L'Austria d'estate è il nostro spazio di libertà e di ricarica, è un mondo totalmente altro rispetto a Milano, la città in cui vivo con Patrizia, mia moglie, e i nostri quattro figli: un mare di verde che inebria, le vette che toccano il cielo, i laghi in cui abbiamo fatto bagni freddi e felici, le città d'arte, i piccoli borghi aggrappati alla loro chiesa gotica o barocca. E poi l'autenticità, il rispetto e la simpatia della gente che abita questo straordinario Paese.

Lech è stata la nostra prima meta austriaca, nel 2000, dove c'eravamo tutti, anche se l'ultimo si cullava ancora nel comodo pancione della mamma, mentre gli altri tre andavano veloci su per i sentieri di montagna e mi facevano rabbrividire quando scalavano le rocce con la naturalezza dei camosci.

Nel breve diario che segue racconto dei sei itinerari, tra i trecentocinquanta chilometri di sentieri, che lo scorso anno ho sperimentato con la mia famiglia nella valle e sulle vette di Lech.

25 luglio La nostra prima tappa, sotto un cielo grigio, è il lago dello Spullersee: dalle pareti rocciose scendono ruscelli e una grande varietà di fiori spunta ai piedi delle montagne. Camminiamo intorno al lago mentre le nuvole veloci si specchiano nell'acqua scura. Respiriamo l'aria pura e frizzante e ascoltiamo il silenzio.
 
26 luglio Il secondo giorno prendiamo la funivia per recarci a Oberlech. Il percorso dei fiori mostra tutta la straordinaria ricchezza di specie, di colori e di piacevoli profumi. Lungo il sentiero cavalli neri ci scrutano e poi si avvicinano fiduciosi per lasciarsi accarezzare. Alla Kriegeralpe mangiamo delle ottime zuppe e beviamo butter milch. Facciamo il nostro incontro con la prima scultura di Antony Gormley, uno dei cento uomini in bronzo, a grandezza naturale, che si allineano lungo un orizzonte ideale di 2.039 metri sopra il livello del mare. I ragazzi gli si mettono accanto, quasi a voler catturare il suo sguardo senza tempo.

27 luglio La terza tappa è il Formarinsee. Raggiungiamo il lago e poi ci inerpichiamo tra le nuvole basse verso lo Steinernes Meer: dove c'era l'oceano ora c'è un mare di pietra. Tra le rocce che sembrano disporsi come enormi onde, scopriamo coralli fossili e antiche conchiglie. Milioni di anni intrappolati nella grigia pietra. Ci entusiasmiamo così tanto da perdere il sentiero, per poi ritrovarlo dopo qualche ora di cammino in mezzo "al mare". Ci accompagnano, in questa avventura tra le nuvole basse, i fischi taglienti delle marmotte e i cervi che maestosi appaiono all'improvviso nella verde via del ritorno.
 
28 luglio Saliamo in funivia al Rufikopf. Ci guida Germana Nagler, responsabile della comunicazione dell'Ufficio turistico di Lech, alla scoperta degli straordinari scorci del Grune Ring, l'Anello Verde, segnato dalla presenza degli uomini in bronzo di Gormley. Le figure metalliche spuntano tra le rocce o in mezzo al verde con lo sguardo assetato di orizzonti, quasi un invito a riflettere sul rapporto uomo-natura. Germana ci propone la lettura di antiche e nuove leggende che danno un sapore fantastico alla nostra camminata tra vette, laghetti e prati verdi. Sostiamo nella baita in legno adibita a biblioteca tra le vette. Lungo la discesa verso Zurs le mucche accompagnano i nostri passi al suono lento e allegro dei loro campanacci, dove poter sfogliare un libro tra le vette.

29 luglio Il sole fatica a far capolino tra le nuvole. Scegliamo la bicicletta e percorriamo il sentiero tra Omersberg e Zug. Camminiamo lungo il Lech e ci piace ascoltare il suono delle acque che rompe il silenzio del bosco di alti abeti, quegli abeti (Tannen) che hanno dato il nome all'antica colonia dei Vallesi: Tannberg am Lech (Monte degli abeti sul Lech).

30 luglio La pioggia cade incessante. Ripercorriamo a piedi il percorso da Omersberg a Zug, dove pranziamo, per poi tornare in albergo e sostituire l'abbondante e fredda acqua del cielo con quella abbondante ma tiepida della piscina.

31 luglio Il sole campeggia nel cielo quasi a voler salutare il nostro ultimo giorno a Lech. Con Germana prendiamo la seggiovia che da Warth, dominata dalla sua bella parrocchiale del 1600, porta a Karhorn. Percorriamo il sentiero: le nuvole che ci hanno accompagnato durante la settimana sono scomparse. E' un'esplosione di luce, di cielo, di fiori, di rocce. Un Paradiso terrestre nel cuore delle Alpi che spiace lasciare. Anche se non è un addio ma un arrivederci.


Di Giovanni Gazzaneo

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