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    Passione musica: Beethoven suonato da un DJ

    Un musicista racconta la sua idea di mixare la grande classica su vinile. E spiega come educare l’orecchio alla musicalità dei suoni più sorprendenti.

    Fabio Bonelli è nato in Val Bregaglia, provincia di Sondrio, ed è cresciuto in Valtellina. Ha una formazione musicale da autodidatta e oggi suona chitarra e clarinetto. Laureato in Scienze naturali, si dedica a progetti musicali sperimentali con cui si esibisce da solo, in gruppo o anche coinvolgendo il pubblico. Tra questi, DBeeth è un dj set di musica classica in cui utilizza solo vinili, in Musica da cucina mixa invece suoni di attrezzi casalinghi insieme alla melodia della chitarra, con Matita sfrutta il suono di persone che disegnano su tavolette amplificate per creare composizioni ogni volta diverse.

    Da dove nasce la passione per una musica così particolare?

    Una volta chi veniva da contesti piccoli e di provincia, come me, non aveva tante occasioni di vedere concerti e quindi imparavi a inventarti un po’ le cose con quello che trovavi. Il progetto dBEETH, per esempio, nasce dal fatto che andavo ai mercatini delle pulci e i vinili di classica erano quelli più abbordabili da comprare. Ho imparato a fare qualcosa di creativo partendo da una condizione apparentemente meno ricca di stimoli.

    Come mai hai dedicato il dj set proprio a Ludwig van Beethoven?

    È un gioco di parole nato per caso. All’inizio il nome era Destroy Beethoven e faceva riferimento alla canzone Destroy Babylon, del gruppo punk Bad Brains dei primi anni 80. In realtà, nel dj set uso poco Beethoven, metto più Mozart.

    Perché suoni poco Beethoven?

    C’è molta enfasi nelle sue composizioni e nel dj set si deve creare un sottofondo, visto che viene proposto mentre le persone chiacchierano o prendono un aperitivo. La musica di Beethoven è coinvolgente, sinfonica, di grande impatto. Uso poca musica da orchestra, meglio quartetti d’archi o strumenti solisti e preferisco chicche di autori meno conosciuti. Di Beethoven però uso un brano per solo mandolino dei suoi anni di gioventù (Quattro pezzi per mandolino e clavicembalo - Sonatina in do maggiore).

    Quale tra i molti aneddoti sulla sua vita ti incuriosisce di più?

    Tra le tante teorie sulla dedica di Per Elisa, una sostiene che sia stata composta per la contessa Giulietta Guicciardi, che non era italiana, però Guicciardi è il cognome di una nobile famiglia di Ponte in Valtellina, dove ho vissuto da bambino. La leggenda che girava in valle era che Per Elisa fosse dedicata a una nobile Guicciardi della Valtellina.

    Qual è lo strumento più strano che si sente nel dj set?
    Probabilmente la “glasharfe” ovvero composizioni suonate con i bicchieri da Bruno Hoffmann (il disco è Zauber der Glasharfe) o lo scacciapensieri di un brano di Johann Georg Albrechtsberger, che è stato anche l’insegnante di Beethoven (Johann Georg Albrechtsberger: Concerto per arpa ebrea, mandora e orchestra in fa maggiore


    Il progetto dBEETH

    Se dovessi fare una classifica dei tuoi autori classici preferiti?

    Mozart è sicuramente nei primi posti. Per me è come i Beatles. Entrambi hanno un linguaggio musicale fresco, che non sente il peso del tempo. Si dice che la musica di Mozart favorisca lo studio, addirittura faccia fare alle mucche il latte più buono o alle vigne un vino migliore. Forse è un po’ esagerato, ma di sicuro ha delle frequenze che trasmettono qualcosa a tutti. Tra i miei preferiti metto anche Franz Schubert.

    Quale tra i vinili di dBEETH è stato più difficile da trovare?

    Sicuramente il 45 giri di Cuckoo Song di Benjamin Britten, un compositore inglese. Avevo scoperto questo brano per voci bianche grazie al film Moonrise Kingdom di Wes Anderson e me ne ero innamorato, ma lo trovavo solo su cd. Per fortuna uso tanto Discogs, una piattaforma online che mette in contatto appassionati di vinili in tutto il mondo e sono riuscito a trovarlo! Anzi, ne ho comprate due copie per sicurezza.

    Ci consigli una tua playlist di musica classica?

    Nei progetti di Musica da cucina e Matita usi oggetti della quotidianità, come sono percepiti dal pubblico?

    Li ho portati in diverse città, in Italia e all’estero, e la risposta è sempre buona e devo dire che tutti rimangono sempre molti coinvolti, persone di ogni estrazione e di diverse età. In Musica da cucina uso suoni campionati ma il mio sogno sarebbe avere un ensemble di persone che suonano dal vivo gli oggetti. Con un’improvvisazione interattiva, come a volte succede con Matita, quando invitiamo il pubblico a disegnare e quindi a “suonare” con noi, dando il ritmo con il proprio movimento sulla tavoletta amplificata. Di Matita ho anche registrato con altri musicisti cinque brani, che vogliamo pubblicare insieme a un progetto visuale con alcuni video da proiettare durante le esibizioni.

    Ti sei mai esibito in Austria?

    Sì, diverse volte. In Tirolo, a Vienna, a Linz, dove c’è il famoso festival Ars Electronica. E in Carinzia, in un posto bellissimo in mezzo alle montagne, a Gmünd. Sono rimasto molto colpito dal museo interattivo dedicato al suono dentro Das Haus des Staunens, letteralmente la casa delle meraviglie.

    Qual è il tuo paesaggio sonoro del cuore?

    Penso subito alle mie montagne. Una volta passeggiavo per la valle e non vedevo mucche ma sentivo solo il suono dei loro campanacci che si riverberava sulle rocce: sembrava davvero un suono celestiale. Oppure ricordo ancora la casa di mia nonna di domenica pomeriggio, quando tutti riposavano e si sentiva solo il ticchettio dell’orologio. Il tempo sembrava sospeso e l’orecchio ascoltava questo silenzio come fosse parte della musicalità della casa. Un suono per me talmente significativo che l'ho registrato e inserito in una composizione di Musica da cucina.


    Intervista a cura di Laila Bonazzi, giornalista e appassionata viaggiatrice

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    Sono lieto di perlustrare di nuovo le foreste, di camminare fra alberi, erbe, rocce. Nessun uomo può amare la campagna quanto la ami io. Perché sono le foreste, le alberi, le rocce a dare le risposte che desidera l’uomo.”


    Con queste parole Ludwig van Beethoven descrive l’ispirazione che un’artista può trarre dai suoni della natura, o anche dai suoi silenzi. A tutti i musicisti però è necessaria la vita di città: per i teatri, le sale da concerto e da ballo, per il pubblico, i critici, gli editori, per l’entusiasmo che accompagnava ogni esibizione pubblica.

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