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    Gustav Klimt: curiosità e aneddoti

    Intorno a ogni artista aleggiano leggende e racconti che, anche molti anni dopo la morte, commuovono o divertono i suoi ammiratori. Anche nel caso di Gustav Klimt ci sono stati tramandati alcuni divertenti aneddoti.

    Un incredibile perfezionista

    Il perfezionismo di Gustav Klimt era leggendario: lavorò per tre anni al ritratto di Elisabeth Bachofen-Echt, figlia di una sua importante mecenate. Elisabeth era costretta a posare per ore. Klimt prendeva degli schizzi della ragazza in diverse pose, senza essere mai soddisfatto. Elisabeth dal canto suo criticava sia le posizioni sia gli abiti scelti. Si arrivò ben presto allo scontro e, all’apice di una discussione, Klimt sbottò: "dipingo una ragazza come mi pare e piace e basta!" Dopo tre anni, Elisabeth Bachofen-Echt perse la pazienza, si recò allo studio di Klimt, prese il quadro dal cavalletto e se lo portò a casa. In seguito, quando Klimt lo vide esposto nel salotto della famiglia, avrebbe dichiarato, di cattivo umore: "Non le assomiglia per nulla." La committente non si fece scoraggiare da questa affermazione e commissionò a Klimt il ritratto di sua madre, Charlotte Pulitzer.

    Gustav Klimt, Speranza minacciata

    Fu molto probabilmente Mizzi Zimmermann, modella e amante di Gustav Klimt, all’epoca incinta, a fornirgli l’ispirazione per il motivo della donna in gravidanza, ricorrente nei suoi lavori. Durante la realizzazione di Speranza I, che tratta questo tema, morì improvvisamente Otto, il figlio di appena un anno nato dalla relazione con Mizzi.

    Questo evento determinò una modifica alla concezione del quadro. La pezza di tessuto blu intessuta di fili d’oro, dietro alla donna incinta, rimanda alla speranza che dà il titolo all’opera, ma lo sfondo si popola di figure inquietanti. Accanto al gigante Typhon, volti con smorfie e ghigni sinistri, identificabili con le figlie del gigante, guardano la donna e simboleggiano malattia, morte, follia, voluttà e impudicizia, oltre a dolore. Il proprietario del quadro, Fritz Waerndorfer, fece realizzare per l’opera una sorta di scrigno richiudibile, che veniva aperto unicamente per mostrarla a cerchie ristrette di ospiti.

    Polemiche su Klimt

    Polemiche su Klimt è un’opera di Hermann Bahr, in cui lo scrittore austriaco si schierava apertamente a favore del controverso artista. Nulla nella produzione artistica di Gustav Klimt aveva suscitato reazioni tanto appassionate quanto i Fakultätsbilder, pannelli illustrativi realizzati per l’Università di Vienna. Uno dei primi bozzetti di questo ciclo allegorico raffigurava in modo rivoluzionario la Filosofia. Nella parte inferiore, un giovane profondamente immerso nei propri pensieri era circondato da coppie strette in sensuali abbracci. Quando il rettore dell’università lo vide, sostenne che il ragazzo non sembrava tanto pensare alla filosofia, ma piuttosto si domandasse come nascano i bambini!

    Klimt

    Più "Blech (latta) che Bloch"

    Nel 1908, Klimt aveva partecipato alla prima Kunstschau con una serie di opere tra le quali compariva anche il suo capolavoro, Il bacio, immediatamente acquisito dalla Österreichische Galerie Belvedere. Ma anche questa volta, si scatenò una pioggia di critiche, che coinvolse tutta l’opera di Klimt. Beffarde furono le recensioni sul ritratto di Adele Bloch-Bauer I, oggi uno dei dipinti più preziosi al mondo, per il quale si affermava che l’impiego esteso dell’oro aveva avuto come risultato "mehr Blech als Bloch" (gioco di parole tra Blech = latta e il cognome della donna raffigurata, Bloch). Un notevole contributo allo scandalo fu offerto da Oskar Kokoschka, cui Klimt diede la possibilità di esporre al pubblico per la prima volta alla Kunstshaus, ritenendolo "il più grande talento della giovane generazione". Finito l’evento, gli artisti si ritrovarono al caffè del palazzo espositivo per discutere su come rispondere alle critiche e giunsero alla conclusione di non reagire affatto. "Adesso non servirebbe a nulla ", disse rassegnato lo scrittore e critico d’arte Ludwig Hevesi. "Ma tra vent’anni avremo sicuramente ragione."

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    "Esistono solo due pittori: Velázquez e io."

    Gustav Klimt viaggiò molto, ma mai volentieri. Si sentiva a proprio agio a casa, a Vienna, e sull’Attersee nel Salzkammergut, dove trascorreva le estati. Nel 1903 intraprese un viaggio in Italia. Come al solito Klimt fu avaro di descrizioni e di impressioni. La frase "...a Ravenna tanta miseria - i mosaici di splendore inaudito..." è da ritenersi quindi tra i commenti di Klimt più entusiastici. All’incontro con le figure dei mosaici bizantini, alcuni giorni più tardi seguì quello con le opere dei maestri medioevali a Firenze. Nelle sue lettere, Klimt, dopo un accenno al tempo pessimo, su di loro dichiarò in modo lapidario: "Impressioni artistiche molto forti." Dovettero trascorrere ancora alcuni anni prima che Klimt fosse in grado di esprimere le proprie impressioni nel suo linguaggio più forte: la sua pittura.

    Klimt non aveva comunque necessità di viaggiare per trarre ispirazione dagli antichi maestri. Al Kunsthistorisches Museum di Vienna poté studiare la ricca collezione di opere di Diego Velázquez. Che ammirasse questo artista, si capisce dall’affermazione ironica: "Esistono solo due pittori: Velázquez e io."